Scopri se ti sei inginocchiato a Baal

Voglio condurvi sul Monte Horeb, in Israele, in una caverna buia. All’interno di questa caverna siede un profeta solitario di Dio. Questo pio uomo è anziano, probabilmente attorno agli ottant’anni. Ha completamente abbandonato la società.

Circa quaranta giorni prima, questo profeta aveva implorato Dio di farlo morire. Era convinto: “Questa nazione si è spinta troppo oltre. E la chiesa si è allontanata senza possibilità di recupero. Ogni pastore è un burattino del diavolo. Adesso il risveglio è proprio impossibile. Non ci rimane alcuna speranza. Signore, ho fatto il mio dovere. Per favore, prenditi la mia vita” (vedi 1 Re 19:4).

Chi era questo profeta? Era il santo Elia, che era giunto ad uno stato così disperato proprio alcune ore dopo aver vinto la più grande vittoria di tutto il suo ministero.

Certamente vi ricorderete questa storia. Sul monte Carmel, Elia affrontò 850 falsi profeti in una battaglia estrema, dalla quale sarebbe dovuto emergere il vero Dio. Circa 450 fra questi profeti servivano il dio Baal; gli altri 400 erano profeti degli altari idolatri costruiti dalla malvagia regina Iezebel. Ora, in un rituale demoniaco, i profeti di Baal iniziarono a danzare e a percuotersi, cercando di svegliare il loro dio. Quando questa frenesia finalmente ebbe fine, i profeti erano esausti e sanguinanti, totalmente prostrati.

Fu allora che Elia iniziò il suo turno. Invocò semplicemente il Signore, ed istantaneamente dal cielo scese un fuoco soprannaturale. Il calore soffocante consumò sia il sacrificio del profeta che le dodici brocche d’acqua che vi aveva versato sopra. Consumò persino la roccia sull’altare.

Che dimostrazione meravigliosa dell’onnipotenza divina. I falsi profeti tremarono alla vista. E gli israeliti allontanati che erano presenti caddero in ginocchio gridando: “Il Signore è Dio; l’Eterno è il vero Dio” (18:39).

Poi Elia immolò tutti quegli 850 falsi profeti. Improvvisamente, in Israele tornò il risveglio. Il rinnovamento per cui Elia aveva tanto pregato finalmente era giunto – o almeno così pensava. “Questo è il momento di Dio. Sta iniziando il risveglio che ho predicato a lungo”.

Elia era così pieno di energia che corse avanti al carro del re Achab per venti chilometri, fino alla capitale Iezreel. La sua mente probabilmente era piena di pensieri stimolanti: “Chi può resistere di fronte a ciò che Dio ha compiuto oggi? Il governo sensuale ed immorale di questa nazione dovrà cadere. E la fine di Iezebel è vicina. Non le rimane che ritornare dal padre idolatra a Sidone. Senza dubbio le avranno riferito che è sceso il fuoco dal cielo, e vorrà scappare dalla purificazione dello Spirito Santo. Questo sarà il momento più bello della storia d’Israele!”

Elia era convinto che adesso il popolo gli avrebbe dato ascolto. Credo fosse determinato ad andare direttamente al tempio abbandonato, per restaurare la vera adorazione a Iezreel. Ma prima che arrivasse in città, fu avvicinato da un messaggero di Iezebel. La regina lo minacciava: “Gli dèi mi trattino con tutto il loro rigore, se domani a quest’ora non farò della vita tua quel che tu hai fatto della vita di ognuno di quelli” (19:2). In pratica, stava dicendo ad Elia: “Ti rimane un giorno solo da vivere, profeta, prima che ti faccia uccidere come hai ucciso i miei sacerdoti”.

Nel giro di ventiquattro ore da questa incredibile vittoria sul monte Carmel, Elia si ritrovò nel deserto, tremante sotto un albero di ginestra. Nella sua mente, tutto era andato in cenere. Nel giro di una notte, tutte le sue speranze di risveglio erano svanite.

Quaranta giorni dopo, troviamo Elia nascosto in una caverna, tutto solo. La parola ebraica usata per “nascosto” significa anche “fermo o statico”. Implica inoltre il significato di “compiangere o tenere il broncio”. Apparentemente Elia aveva deciso: “È tutto finito. Se un fuoco miracoloso dal cielo non può motivare un popolo allontanato, allora niente ci riuscirà”.

Poi la Bibbia ci dice: “Gli fu rivolta la parola del SIGNORE, in questi termini: “Che fai qui, Elia?” (19:9). In questo modo il Signore stava dicendo: “Cos’è che ti secca, Elia? Perché sei arrabbiato? Per cosa ti lamenti?”

Ed ecco che il profeta inizia ad esporre il peso del suo cuore: “Io sono stato mosso da una grande gelosia per il SIGNORE, per il Dio degli eserciti, perché i figli d’ Israele hanno abbandonato il tuo patto, hanno demolito i tuoi altari, e hanno ucciso con la spada i tuoi profeti; sono rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita” (19:10).

La maggior parte di quello che Elia aveva detto era vero. Il popolo di Dio si trovava davvero in condizioni disperate; in Israele la malvagità abbondava. Ed i veri profeti venivano additati e disprezzati. Eppure, nonostante tutto questo, Elia era rimasto fedele. Era completamente dedito alla causa di Dio, e pregava ferventemente per un risveglio. Ma sbagliava pensando di essere da solo a portare il peso di Dio.

Non credo che Elia fosse molto orgoglioso di dire: “Sono l’unico che odia il peccato, l’unico predicatore timorato di Dio in questa nazione”. Secondo la mia opinione, Elia era semplicemente stravolto dalla solitudine. Credo si stesse chiedendo: “Signore, se gli altri sono zelanti per te come lo sono io, dove sono adesso? Non vedo nessuno gridare contro il peccato, come faccio io”.

Il fatto è che molti di quelli che pregano sono spesso dei solitari. E pochi socializzano o si mescolano con gli altri. Perché? Tutti coloro che si ritrovano a combattere col Signore in preghiera, condividono il peso del suo cuore. Iniziano a vedere con gli occhi di Dio. E riescono a discernere la vera condizione del popolo di Dio. Sono prostrati dalla carnalità e dalla stoltezza che vedono nella sua casa. E tutto questo li fa inginocchiare, a pregare come fece Elia, con un cuore rotto e pieno di dolore.

Se sei una persona di preghiera, anche tu probabilmente ti sei sentito solo come Elia. Forse anche tu fai cordoglio per la tua nazione, specialmente per l’infinito fiume di sangue che l’America ha versato con l’aborto. Forse gridi, come fece Amos: “Signore, non farmi più vivere negli agi, quando nella tua chiesa esistono questi gravi legami”. Forse ti chiedi, come fece Elia: “Dove sono i pii pastori e i responsabili dal cuore rotto? Dove sono quelli che credono ancora nella santificazione invece che nei metodi carnali? Mi sento come un fanatico fuori luogo. Per favore, Signore, conducimi in una congregazione che vede le cose come le vedo io”.

Pensate ora ad Elia, tutto solo in quella caverna. Deve essere stato pieno di solitudine. Fu allora che udì un sussurro, che gli chiedeva: “Che fai qui, Elia?” (1 Re 19:13). Ancora una volta, Elia rispose: “Sono rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita” (19:14).

Questa volta Dio gli rispose: “Non sei da solo, Elia. Presto incontrerai il mio servo Azael. Voglio che tu lo unga re di Siria. E poi c’è il pio Ieu, che dovrai ungere come re d’Israele. E c’è anche il giovane profeta Eliseo, che servirà al tuo fianco”.

Infine, il Signore disse ad Elia (traduzione dall’originale ebraico di Helen Spurrell): “Ho lasciato per me in Israele un residuo di settemila uomini, tutti quelli il cui ginocchio non s’è piegato davanti a Baal, e la cui bocca non l’ha baciato” (19:18). Dio stava dicendo: “Ho 7000 persone nascoste, Elia, uomini e donne che non hanno lo spirito di questa epoca. Stanno crescendo nel mio Spirito. E tutti condividono il tuo stesso peso”.

Fra queste settemila persone, c’erano 100 veri profeti, nascosti nelle caverne dal profeta Abdia. Abdia era un governatore che serviva alla corte del malvagio re Achab. Aveva nascosto i 100 profeti in due caverne, cinquanta in ciascuno, e li nutriva di pane ed acqua. Ovviamente, Elia era a conoscenza di questi uomini pii. E sapeva anche di Micaia, un bravo profeta che era stato fatto imprigionare da Achab per avergli profetizzato cose spiacevoli (vedi 22:8). Eppure, pur sapendo di questi uomini, Elia era stato assalito dalla solitudine.

Queste settemila persone rappresentano il santo residuo che oggi Dio sta preparando per il caos avvenire

Dio ha anche un residuo nascosto in questa generazione, un gruppo di persone che non si sono inchinate davanti agli idoli di questa età. Per comprendere appieno questo concetto, dobbiamo esaminare ciò che avvenne in Israele ai giorni di Elia.

L’adorazione di Baal diede origine alla torre di Babele, sotto il regno di Nimrod. Quest’uomo malvagio dichiarò: “Facciamoci un nome” (Genesi 11:4). Così costruirono Babele come un monumento al successo umano. In cima a questa torre vi era un osservatorio, dove gli astrologi seguivano i movimenti celesti. Questo popolo orgoglioso letteralmente “raggiunse le stelle”.

Ai giorni di Elia, si supponeva che il dio Baal desse ai suoi adoratori successo, fama e prosperità. Coloro che baciavano i piedi dell’idolo cercavano il successo in ogni area di materialismo e sensualità. Chi erano questi adoratori di Baal? Erano il popolo eletto di Dio, quelli che si erano allontanati dall’adorazione di Geova. Come me, potreste domandarvi come mai il popolo di Dio fosse giunto ad una simile idolatria.

Prima di tutto, queste persone erano state già giudicate da Dio per aver concupito la prosperità. Erano dovute scappare in Egitto, dove avevano affrontato la povertà, la fame e la solitudine. Era lì che avevano visto i seguaci di Baal venire benedetti in senso materiale. E lì avevano pensato: “Avevamo tanto cibo a Gerusalemme, quando ci prostravamo ai nostri idoli. Allora eravamo benedetti e pieni di successo, e non soffrivamo. Ma da quando abbiamo smesso di adorare questi idoli, non abbiamo che affrontato sofferenze. Perciò, torniamo a bruciare incenso e a fare offerte alla regina del cielo. Forse potremo riacquistare quello che vogliamo” (vedi Geremia 44:16-19).

Il popolo di Dio era caduto sotto la potente seduzione del “vangelo del successo”. Uno spirito di cupidigia li aveva avvinghiati, al punto di centrare le loro vite sul benessere e sul successo. Naturalmente, non c’è niente di male nell’aver successo, se si fanno le cose come vuole Dio: afferrandosi a Cristo, dando fedelmente la decima, sottomettendosi alla sua volontà. Ma in Israele, c’era un miscuglio impuro: la gente si inchinava a Geova perché temeva il suo giudizio, ma covava e desiderava anche le cose materiali.

Proprio in questo momento, lo stesso spirito di Baal sta infierendo nella nostra nazione. A Wall Street, davanti alla Borsa, vediamo l’immagine di questo dio pagano. È una statua di bronzo con un enorme toro, che rappresenta il “mercato azionario”: prosperità sempre crescente, benessere e fama, successo umano. Questi sono gli idoli davanti ai quali si inchina la nostra nazione.

Pensateci: un uomo viene considerato pieno di successo quando ammassa miliardi. Potrà forse avere abbastanza denaro da vivere il resto della sua vita negli agi. Forse potrà anche aver ricevuto dei riconoscimenti. Ma vi dico: a nessuno importa se il suo matrimonio è andato in rovina, se va dietro a prostitute, o se rovina gente innocente per la sua brama di fama, potere e benessere. Giudichiamo ancora l’epitome del successo con gli standard del mondo.

Che visione del successo confusa, distorta! Eppure moltissime persone ancora la perseguono. Tutta la nostra nazione si chiede: “Chi vuol essere miliardario?”, nel tentativo di raggiungere una fortuna.

Questo concetto pervertito di successo si è introdotto anche nella chiesa

Nelle chiese americane, è all’opera lo stesso spirito seduttore di Baal. Moltitudini di credenti si fanno guidare dall’intenso bisogno di diventare potenti. E come risultato, sono pieni di debiti fino al collo.

Questo spirito ha prodotto una visione del successo molto distorta, come quella del mondo. Quando di recente un movimento pentecostale in Canada ha tenuto un seminario per “pastori di successo”, ha deciso che vi avrebbero potuto partecipare solo quei pastori con congregazioni maggiori di 1000 membri. Apparentemente, per loro i numeri erano un indice di successo.

Ebbi modo di vedere una cosa del genere quando iniziai a lavorare con le bande ed i drogati qui a New York. Fui presentato ad un ben noto evangelista che stava tenendo una campagna evangelistico presso una chiesa locale. Quello che mi disse quell’uomo mi scioccò. Mi disse: “Se non ce la fai a sfondare entro i cinquant’anni, non ce le farai mai. Mi rimangono ancora cinque anni. Adesso sto lavorando in una serie televisiva che potrebbe essere la mia ultima opportunità per raggiungere l’obiettivo”.

Rimasi sconvolto. Cosa intendeva con “farcela”? Voleva fama? Per me “farcela” significava aver abbastanza denaro da pagare le bollette del centro Teen Challenge. O significava trovare un altro drogato che desiderava essere liberato da Gesù. Troppo spesso misuriamo il successo nel ministero dalla grandezza di una chiesa o dai suoi ricavi. Se chiedete ad un cristiano medio di descrivere quanto il Signore lo abbia benedetto, probabilmente risponderà: “Il Signore mi ha dato una macchina nuova, una bella casa e un buon lavoro”. Eppure, un tempo probabilmente questa stessa persona avrebbe risposto: “Dio mi ha benedetto con un peso per la preghiera e con una fresca visione per le anime perdute. Ha rinnovato la mia fame per lui”.

Gesù descrive in che modo questi credenti diventano tiepidi: “Questi sono quelli che hanno udito la parola; poi gli impegni mondani, l’inganno delle ricchezze, l’avidità delle altre cose, penetrati in loro, soffocano la parola, che così riesce infruttuosa” (Marco 4:18-19). Per dirla in parole povere, qualsiasi cosa interferisca col nostro cammino con Gesù è peccato. Se permettiamo a qualcosa di invadere i nostri cuori – una passione per il successo, il denaro o la fama – ci farà piegare le ginocchia davanti a Baal. I nostri occhi spirituali saranno accecati. E i nostri cuori diventeranno sempre più freddi, senza zelo per Gesù.

In Israele, i templi di Baal erano sempre affollati

Gli israeliti accorrevano come pecore alle chiese di Baal, in cui si predicava il successo e la prosperità. E presto questa chiesa tiepida fu incredibilmente piena di corruzione. Fu allora che il Signore si vantò con Elia dei settemila che non si erano piegati: “Mi sono riservato 7.000 santi. Questi hanno resistito ad ogni desiderio di fama e successo. E sono completamente miei”.

Dovremmo essere grati a Dio per i grandi eroi della fede: profeti zelanti come Elia, guerrieri di preghiera come Daniele, ufficiali usati potentemente come Abdia, uomini e donne che compirono azioni potenti come Davide e Debora. Credo che sia giusto da parte nostra studiare il loro esempio per discernere i segreti di una vita santa.

Eppure, quanti di noi cercano di simulare quei 7.000 sconosciuti servi di Dio che rifiutarono di prostrarsi davanti a Baal? Tali uomini e donne di fede nascosti sono pochi e rari. Infatti, credo che il residuo che Dio si riservato non è così grande come possiamo immaginare. La Bibbia afferma chiaramente che in ogni generazione malvagia, solo un piccolo residuo rimane fermo. Inoltre, nei futuri giorni di caos, la chiesa subirà una grande perdita di credenti.

Paolo scrive: “Così anche al presente, c’è un residuo eletto per grazia” (Romani 11:5). E Gesù avverte: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano” (Matteo 7:13-14).

Vedete, non furono soltanto le preghiere di Elia che fecero scendere il fuoco dal cielo. Furono anche le grida dei 7.000 amanti di Dio nascosti. Queste persone erano chiuse in riunioni sotterranee, pregavano nei campi, altri servivano da soli nella casa di Achab, sconosciuti a tutti tranne che a Dio. Eppure rimasero fedeli alla chiamata di intercedere, e Dio li ascoltò.Ecco quella che credo sia la misura del successo di Dio

Il successo agli occhi di Dio si adempie pienamente nel ministero per lui. Tali servi non si impegnano per “farcela” né cercano la sicurezza terrena. Vogliono soltanto conoscere il loro Signore e ministrare per lui.

Pensate ai 100 profeti nascosti da Abdia. Vissero un’esistenza isolata nelle caverne per almeno tre o quattro anni, durante una grave carestia. Questi uomini non avevano ministeri esterni. Erano completamente al di fuori dalla portata del pubblico, dimenticati quasi da tutti. Non poterono condividere neanche la vittoria di Elia sul Monte Carmel. Senza dubbio, il mondo li avrebbe definiti un fallimento, uomini insignificanti che non erano riusciti a fare niente.

Eppure Dio aveva dato a questi servi devoti il prezioso dono del tempo. Avevano giorni, settimane ed anni per pregare, studiare, crescere e ministrare al Signore. Vedete, Dio li stava preparando per il giorno in cui li avrebbe fatti ministrare al suo popolo. Infatti, questi stessi uomini avrebbero pasturato coloro che sarebbero ritornati a Dio sotto il ministero d’Elia.

Anni fa, il Signore mi benedisse con questo dono del tempo. Prima di pasturare una chiesa, mi recai nelle foreste e predicai agli uccelli e agli alberi. Non avevo progetti, piani né sogni. Volevo soltanto conoscere il cuore di Dio. Perciò pregavo ogni giorno, cercando il Signore e ministrando a lui. E sottolineavo la Bibbia da parte a parte.

Più tardi, da giovane pastore inesperto ed emaciato, pasturai una piccola congregazione in una minuscola cittadina della Pennsylvania. Tenni servizi in un edificio indescrivibile, dal tetto sfondato. La nostra congregazione era composta soprattutto da agricoltori e minatori. Ed io ero completamente sconosciuto. Grazie all’esempio di mio padre e di mio nonno, uomini di preghiera, Dio mi aveva già reso un uomo di preghiera. Ed oggi posso dire onestamente che ogni giorno di benedizione che io ho sperimentato da allora, è nato da quel tempo prezioso trascorso con il Signore.

Ero nascosto, sconosciuto da tutti. Ma Dio conosceva già perfettamente il mio indirizzo. Ed io avevo trascorso il mio tempo in maniera saggia. Oggi, spingo ogni giovane ministro a fare lo stesso. Ascolto regolarmente molti giovani predicatori da tutta la nazione che sono disperati perché non riescono a trovare la propria nicchia nel ministero. Il mio consiglio è: “Smettete di desiderare il ministero. Trascorrete invece il vostro tempo cercando Dio. Lui sa dove trovarvi. Vi chiamerà lui quando vi troverà pronti”.

“Dimenticate quello che stanno facendo gli altri. Vi potrà sembrare che stiano facendo grandi opere, maggiori delle vostre. Ma in verità, non esiste ministero maggiore di quello della preghiera. Lottate per avere successo davanti al trono di Dio. Se ministrate al Signore pregando per gli altri, ai suoi occhi siete già persone di successo. Tutti i veri ministeri nascono dalla preghiera”.

Mettetevi alla prova, per vedere se siete fra i settemila che non si sono inginocchiati

Sappiamo che in tutta la Bibbia, il numero sette equivale agli scopi eterni di Dio. Perciò, credo che il numero dei settemila citato da Dio ad Elia denota semplicemente tutti coloro che fanno parte del suo residuo. Il popolo che si è messo da parte può essere di 70 o 7 milioni di persone. Ciò che importa è che sia completamente dedicato a lui.

Perciò, quali sono le caratteristiche di questo residuo? Ecco tre elementi definitivi:

1. Una immutabile dedizione al Signore. Qualsiasi credente del residuo ha preso la decisione radicale di nuotare contro la corrente del male.I 7.000 dei giorni di Elia rimasero fedeli nonostante il grande decadimento di Israele. La loro società impazziva per la sensualità. Persino i membri delle loro famiglie e i loro amici si erano dati all’idolatria. Nonostante la potente seduzione di quell’epoca, i 7.000 riuscirono a lottare contro la corrente. Sopportarono vergogne, privazioni e persecuzioni, senza Bibbie, predicazioni o riunioni condotte da fratelli venuti da fuori. Più diventava malvagia la loro società, più loro divenivano giusti.Elia sapeva che le masse avevano una mente corrotta, perché volevano una parte di Dio e una del mondo. E li confrontò dicendo: “Fino a quando tentennerete fra due opinioni? Se il Signore è Dio, seguitelo; ma se lo è Baal, seguite lui” (1 Re 18:21).Hai già fatto la tua decisione per Gesù? Forse hai paura di lasciare la tua vecchia compagnia. Vuoi Cristo, ma desideri anche una parte della tua vecchia vita. Ma io ti dico, non funzionerà. Sarai risucchiato dai tuoi vecchi modi di fare. Non puoi testimoniare ai peccatori se bevi con loro o ridi quando raccontano storielle spinte.
Paolo ci avverte: “Uscite da loro, separatevene, dice il Signore, e non toccate niente di impuro” (2 Corinzi 6:17). Ad un certo punto, dovrai prendere una decisione, dichiarando: “Non mi importa di quello che dicono o fanno gli altri. Io appartengo al Signore. E non darò spazio allo spirito malvagio di questa età”.

2. La volontà di identificarsi con il povero. Mentre in questa società va di moda associarsi ai ricchi e ai potenti, tu ti allinei con le classi sofferenti.Come Abdia, potrai anche godere di qualche successo. Nonostante quell’uomo pio fosse il governatore della casa di Iezebel, era determinato a temere solo Dio. E dimostrò che il suo cuore era incline ai poveri, prendendosi cura di questi 100 profeti sofferenti.Ringrazio Dio per ogni credente di successo. Il nostro ministero è benedetto dalle generose offerte di alcuni credenti molto importanti, i quali amano identificarsi con i bisogni dei poveri. Eppure voglio chiedervi: vi identificate nei versetti seguenti? “Dio ha scelto le cose pazze di questo mondo per confondere i savi; e.. le cose deboli di questo mondo per confondere i potenti; e le cose insensate, quelle disdegnate da tutti, Dio le ha scelte… affinché nessuno si glori nella sua presenza” (vedi 1 Corinzi 1:27-29).Non esistono molti benestanti nella chiesa di Gesù Cristo. Lui stesso ha detto: “Quant’è difficile che un ricco entri nel regno di Dio!” (Luca 18:24). Perché è così? E’ perché pochi benestanti sono disposti ad identificarsi con i disprezzati di questo mondo, quelli che invece Dio ha chiamato e scelto.Penso ai diversi visitatori benestanti che hanno goduto dei nostri servizi di adorazione qui a Times Square Church, ma che non volevano far sapere ai propri amici di essere venuti. Ai nostri servizi partecipano anche molti poveri, troppe etnie e succedono troppe cose inaspettate. E alla fine, queste persone hanno deciso di frequentare chiese socialmente più accettate.Penso anche ad una cara donna nella nostra chiesa che distribuisce trattati vicino ai nostri uffici. Parla un inglese frammentato e non si veste all’ultima moda. Quando di recente l’ho incontrata per strada, il Signore mi ha spinto a darle una piccola offerta. Ma quando mi ha visto col denaro in mano, mi ha sorriso e mi ha detto: “Oh no, domani porterò la mia decima”. Pensava che le volessi ricordare di pagare la decima!
Stava già facendo l’opera del Signore, ma con la mente pensava a come pagare la decima. Subito aggiunse: “Il Signore mi ha preservato, pastore”. Questa donna fa parte del residuo di Dio, e probabilmente nemmeno lo sa.
Ho sentito le critiche di molti visitatori ben vestiti: “Quella donna da un’impressione cattiva della chiesa. È vestita poveramente, e non riesce neanche a parlare bene l’inglese”. A questi rispondo: “Se volete far parte del residuo di Dio, fareste meglio a far parte della sua stessa compagnia qui sulla terra. Altrimenti, Gesù vi dice che non potrete stare insieme a lei nella gloria. Lei è già una stella splendente”.

3. Una fiducia nella speranza. I 7.000 ai tempi di Elia sopportarono le prove a motivo della speranza in un giorno di liberazione. Allo stesso modo, oggi, la benedetta speranza della chiesa è l’imminente ritorno di Gesù. Con un semplice squillo di tromba, tutta la malvagità di questo mondo avrà fine. Il nostro Signore giudicherà tutte le uccisioni di bambini, ogni genere di perversione e ogni genocidio etnico.Naturalmente, dobbiamo evangelizzare, ministrare e lavorare mentre è ancora giorno. Ma nel frattempo, dobbiamo vivere nella speranza che il Re Gesù sta tornando. E lui sta portando con lui un nuovo mondo, dove regnerà sul suo trono eterno.Questi tre elementi ti caratterizzano come un santo residuo? Se così, Dio si vanterà di te: “Questo mi ha dato il suo cuore. Ha puntato il suo sguardo su di me. Ed è completamente mio!”

di David Wilkerson